Graphics

Crea il tuo e-commerce grazie al bando Voucher Digitalizzazione PMI finanziato dal Ministero per lo sviluppo economico

Di cosa si tratta?

Lo stato rimborsa all’azienda il 50% delle spese fino a 10.000€ per la realizzazione di e-commerce e consulenze per la digitalizzazione dei processi aziendali.
Ogni azienda può beneficiare di un unico voucher di importo non superiore a 10 mila euro, nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili per consulenza, acquisto software e sviluppo della vendita onlione.

Chi può beneficiarne?

Tutte le piccole e medie imprese con sede legale in Italia possono ottenere il voucher.
A meno che non siano sottoposte a procedimento di fallimento o beneficino già di contributi per lo stesso servizio, in pratica per utilizzare un termine noto “il voucher non è cumulabile”.

Quando?

Le aziende possono prenotare i voucher dal 30 gennaio 2018 fino al 9 febbraio 2018
Entro 30 giorni il Ministero dello sviluppo economico pubblicherà regione per regione la lista delle imprese e dell’importo ottenuto.

Cosa posso ottenere?

Con noi di Claque puoi ottenere rapidamente un sito con e-commerce per la vendita dei tuoi prodotti e creare o migliorare la presenza online del tuo marchio.
Il nostro lavoro è quello di fornire consulenza per lo sviluppo del tuo marchio in tutte le attività online, in questo la nostra consulenza rientra perfettamente tra le attività che possono essere rimborsate tramite il voucher digitalizzazione.

Come?

La domanda va prensentata per via telematica tramite Pec e entro 30 giorni dalla fattura del fornitore richiedere l’erogazione del rimborso.
Dal 15 gennaio 2018 sarà possibilecompilare la domanda. Sarà sufficiente possedere una casella di posta elettronica certificata (PEC) attiva.


Scopri anche

Le 10 mosse per creare il tuo Marchio di abbigliamento
0

Non farti prendere per i fondelli: Istruzioni anti-bufale per leggere sul web

di Maristella Vita

Il polpettone di mia nonna è meno confuso. Tra strati di bufale e strati di pubblicità oggi, informarsi nel web, è per stomaci forti. Leggendo i miei dieci fondamentali potreste fare anche voi un primo passo per la rimozione di quelle grasse e rosa fette di prosciutto che la maggior parte di noi, purtroppo, indossa sopra gli occhi. Come per qualsiasi foglietto illustrativo ci sono delle avvertenze: anche quando non sei on-line potresti essere investito da una bufala senza redini.

Ecco perché questa miniguida di consigli per informarsi attraverso il web è rivolta a tutti.

Profilo: Il lettore medio di informazioni su web lo si riconosce immediatamente, ha un bel cellulare con una bella cover e lo tiene in mano per lo più… sempre. È curioso, spesso precisino ma innocuo. Esiste, però, una sotto-categoria: il lettore-solo-web. Mi dispiace ma per te non c’è speranza, anzi fai parte della minaccia stessa. Il lettore-solo-web parlando diffonde le notizie farlocche e le idee marcie lette sul web dandole per vere, accompagna il vomito di informazioni una certa fermezza fuori luogo, non normalmente riconoscibile nelle caratteristiche personali del suddetto. Sì, perché spesso infatti il nostro caro uomo-polpettone non ha una grande personalità ma si nasconde dietro la convinzione di avere un carattere forte. Vive la sua vita privata esattamente come porta avanti le sue ricerche di informazioni su web, spalmando burro su quelle fette di prosciutto. Non analizza, non prova a cambiare punto di vista, crede che si vivesse meglio prima, prima di chi? Di cosa? Non chiedeteglielo perché non saprà rispondervi, non ci ha mai pensato. Ha passato anni a leggere i titoli degli articoli, facendosi una cultura. Tutte le cose scritte in grossetto lui le leggeva, arrivando a imparare a leggere così male che oggi è in grado di capire l’opposto di ciò che c’è scritto. Poi è passato al web, e ci naviga come un calzino dentro una lavatrice, trascinato. A lui una cosa o piace oppure la odia e, se la legge su web, la da per certa.

Ecco, ora che sai come riconoscerlo occhio al contagio!

Sì, perché capita anche al lettore-web di doversi muovere nel mondo, al bar, al ristorante, in ufficio, in auto in situazioni dove sfortunatamente per gli altri dovrà rivolgere la parola ad un altro uomo. È spesso in questi casi che l’esemplare deve rinunciare momentaneamente alla sua onniscienza, non disperate resterà riconoscibile dalla smart-zavorra che ha ben in vista sul tavolo dinanzi a sé. Questi attimi sono molto rari, spesso coincidono con orari non-lavorativi (perché nei lavorativi si informano su web) e sono molto pericolosi per tutti: è in questi momenti che può avvenire il contagio da bufale.

Ora, per loro come anticipato non c’è speranza ma per tutti gli altri sì, vi basterà stare attenti ad alcuni dettagli mentre navigate tra articoli e post ed ai lettori-solo-web e la vostra anima sarà salva dagli spam.

  1.  Su web c’è di tutto. Esperienze personali, opinioni, siti istituzionali, pubblicità, attività commerciali e, anche, Informazione. un articolo serio cercherà di rimanere sopra le parti raccontando l’accaduto chiaramente senza eccedere nel giudizio.
  2. Un articolo deve essere firmato per avere una qualche valenza. Esattamente come nella vita reale il “l’ho sentito dire in giro” non è attendibile. credete alla signora alla fermata dell’autobus che vi dice che pioverà o controllate il meteo da un dispositivo?
  3. Cercate il meteo in siti di cucina o in siti specializzati?. Ripeto, il web è traboccante di siti, è facile farli ma bisogna tenerli sempre pieni di informazioni perché il gioco del web funzioni. Spesso dietro a questi siti non ci sono editor o giornalisti ma persone senza nessuna conoscenza specifica in ambito dell’informazione, è il bello del web. Tutti possono dire tutto, ecco perché bisogna spostare il prosciutto mentre si naviga oppure limitarsi a cercare le news solo in quei siti “sicuri”.
  4. Quando cerchi nel web usi delle parole per stringere la tua ricerca? Quelle sono parole chiave per te come per il web. Anche in quei siti “sicuri” potrebbero nascondersi delle bufale. Chi scrive su web infatti ha un obiettivo: essere visto. Anzi è il contenuto che ha quell’obiettivo ed il web copywriter deve raggiungerlo. Lui analizza l’articolo e decide delle parole chiave che ti possano portare a quella pagina, a quell’articolo, abbastanza facilmente. Lui ragiona su cosa potresti battere alla tastiera per fare la tua ricerca, è come se pensasse prima di te. È un passo avanti sempre, nel bene e nel trashy.
  5. Il web fa già moltissimo per differenziare ciò che vale da quello che non vale ma ricorda i risultati della serp sono sempre indicizzati. Non è detto che il primo risultato sia il più competente in materia, potrebbe essere solo meglio indicizzato per parole chiave o avere un bravo web copywriter.
  6. I dati cari lettori su web, i dati fanno la differenza. Articoli senza dati sono come accuse senza prove, non servono a nulla. Non sono articoli sono solo storie, narrazioni che servono per intrattenere, per creare movimenti e visualizzazioni sul sito in questione, per tenere vivo l’interesse a quella pagina, ha lo stesso scopo della pubblicità.
  7. Attenzione la pubblicità è cambiata. Chi fa il mio lavoro ti sa vendere una aspirapolvere senza nominarla neanche, basta analizzare il target: chi ha quel bisogno particolare? O, a chi posso innescare quel bisogno? giovani coppie che vanno a convivere, mamme, amanti degli animali, single con poco tempo, gattare…E creare una conseguente pagina, magari su fb, la potrei chiamare “due cuori ed una capanna” così risulta stuzzicante per l’intero target. Ora, scrivo post sulla casa, sul vivere sereni, sul vivere sani, puliti e taaac tu condividi una aspirapolvere.
  8.  Tua zia vede il post che hai condiviso e compra una aspirapolvere. Non è detto che sia tu a chiudere la catena, ma quando diffondi qualcosa il messaggio si espande a macchia d’olio, segue tutte le fughe delle mattonelle e può arrivare al parquet quindi occhio, se non per voi stessi per chi vi circonda.
  9. Se sembra una bufala è perché è una bufala. Esistono persone pagate per commentare positivamente delle attività o per parlarne. Se leggi che quella aspirapolvere è magica controlla la fonte prima di fidarti e cari lettori tenete a mente: il 98% dei contenuti sui social non sono informativi.
  10. C’è chi quella cosa la leggerà. Il Social Network segue la logica del commerciale e dell’intrattenimento, è la nuova Barbara d’Urso quindi leggi e condividi quello che vuoi ma ricordati di dare il giusto peso all’informazione che leggi o diffondi.
Devi farlo per una sorta di responsabilità morale, per chi non ha speranze di imparare a destreggiarsi bene tra le bufale, Per quelli che “il titolo scritto in grossetto può bastare” ma anche per quelli  “hai sentito di quel politico”. È per il genere umano caro ex-lettore di riviste e quotidiani, il contagio del polpettone-man va circoscritto perché alle urne a votare ci andiamo tutti.
0

Design, Graphics

Quando a Londra ti imbatti in Yr-store diventi stilista e torni bambino, non ci sono vie di mezzo per creare un capo d’abbigliamento unico.

“Gioca pure con il touch-screen e quando sei pronto chiamami che la stampiamo” mi avvisa Tim Williams, presidente della software-house Luma, mentre io non me lo faccio ripetere due volte e mi dedico al disegno del mio modello potendo scegliere tra t-shirt, felpe, cover per l’iphone e addirittura calzini e leggins.

“Gioca pure con il touch-screen e quando sei pronto chiamami che la stampiamo”

Tim mi mostra le opzioni disponibili per personalizzare i capi, ce ne sono a centinaia, tra template e sfondi , immagini da utilizzare come pattern e brand prestigiosi in licenza come Nike ed MTV e la scelta tra la stampa allover solo sul davanti o anche sul retro.

Mentre parla mi rendo immediatamente conto che la marcia in più che gli ha permesso di imporsi dove in tanti prima hanno fallito non sia la location (al primo piano di TopShop in piena Oxford Circus, non da poco) ma la semplicità di utilizzo: chiunque dai 10 ai 70 anni può realizzare in pochi minuti un capo di abbigliamento alla moda.

Yr-Store è una delle grandi novità di quest’anno a Londra, quando Tim e Tom (Tim Williams and Tom Hogan ndr.) hanno creato il loro yrWall Touch, una sorta di Muro Digitale in cui disegnare e creare graffiti, non pensavano certe che avrebbe portato a un successo di queste dimensioni in un mercato completamente diverso.

Con YrWall si erano spinti fino a Singapore per la celebrazione della giornata mondiale delle Nike Air Max e in quell’occasione hanno sperimentato la stampa dei disegni realizzati su poster e t-shirt, incontrando l’interesse del pubblico e dei media.

“adesso siamo presenti in due store e stiamo lavorando all’apertura di un terzo in un altro grande magazzino”

“Da lì in poi è stato naturale per noi spingerci nel retail, abbiamo fatto un accordo con TopShop che ci ha permesso di aprire un corner temporaneo da Selfridges e farci notare dalla gente, adesso siamo presenti in due store e stiamo lavorando all’apertura di un terzo in un altro grande magazzino”

Approfittando del desiderio di personalizzazione di un pubblico sempre più ampio e di un software semplice ed intuitivo, la loro società ha raggiunto in poco tempo i 10.000 pezzi venduti  (500.000€ di fatturato nei primi sei mesi) con buoni margini nonostante i prezzi di vendita siano decisamente ragionevoli, si va dai 15£ per un i calzetti ai 28£ per la T-shirt stampata davanti, fino ai 37£ per una felpa stampata davanti e dietro.

Esiste anche la possibilità di realizzare i design con i propri loghi o le proprie fotografie, basta mandare via il file via mail o portarlo in una chiavetta USB e in pochi istanti un addetto caricherà l’immagine direttamente nello schermo che stai utilizzando.

La personalizzazione in un corner non è certamente un’idea innovativa, innovativo è il modo che questi ragazzi hanno trovato per trasformare l’esperienza di acquisto in un gioco e come tale viene visto dai clienti più assidui che scelgono YrStore per realizzarsi la t-shirt per una festa o una cover unica per l’iphone, fino alla felpa con la frase simpatica riciclata da Facebook.

0

Design, Graphics

Quanti di noi hanno avuto l’idea vincente per un marchio o un disegno perfettamente adatto ad una t-shirt ma si sono arenati alle prime difficoltà? Con questa guida vogliamo aiutarvi a realizzare finalmente il sogno di vendere t-shirt, felpe e polo disegnate da voi.

Decidi quale storia vuoi raccontare

Un marchio di abbigliamento non è solo un brand o uno stile, è una storia che va raccontata. Tutti i più grandi designer di abbigliamento sono partiti da qualcosa di più sostanzioso di un semplice nome o uno stile accattivante, sono diventati grandi raccontando con la moda. Il tuo stile può essere la descrizione di un modo di vivere o una storia vera o finta, ma deve avere qualcosa da dire, sennò non avrà speranze.

Il nostro consiglio è di prendere carta e penna e scrivere a mano la vostra storia. Quello che volete raccontare sarà utilissimo un domani anche per trasmettere il vostro sentimento sui social.

Scegli con attenzione il nome del tuo marchio

La scelta del nome di un brand spesso va di pari passo con la sua nascita, a volte invece è il primo passo successivo all’idea folgorante. In entrambi in casi la scelta deve essere razionale e ponderata.

Scegliete un nome semplice da pronunciare e possibilmente che si scriva come si legge, se non siete già convinti fate una lista di nomi, evitate di aggiungere parole come “fashion” “style” “Brand” che danno un’aria di povertà al tutto (la gente capirà che il vostro brand è fashion dai modelli in collezione, non certo perché è specificato nel nome).

Se possibile cercate un nome che non sia stato utilizzato anche se in altri contesti, sarà importantissimo quando vorrete creare il vostro sito web e le pagine social. Per aiutarvi a vedere l’utilizzo online di un certo nome ci sono siti come NameChk che vi confermano la disponibilità nelle varie piattaforme.

Disegna o fai disegnare il logo in modo pulito e comprensibile

Scelto un nome il secondo passo sarà la scelta di un logo. Ricordatevi che in futuro il vostro logo potrà avere decine di diverse declinazioni: stampato sul cartellino, ricamato sull’etichetta, minuscolo nell’icona del sito web o enorme su un cartellone pubblicitario; dunque se possibile evitate disegni troppo impegnativi, scegliete la pulizia di font più comuni e cercate di evitare i colori troppo sgargianti, erano moderni nei loghi degli anni 90, ora sono solo pacchiani.

Se possibile fatevi consigliare da un amico che lavora nel settore del design oppure affidatevi a agenzie che realizzino il lavoro per voi come Logopro o un a un freelance su portali come Twago.

Scegli bene i modelli più adatti allo stile del tuo brand e Trova il fornitore più adatto

La scelta dei modelli è il fulcro fondamentale per il successo. Se avete una formazione stilistica avanzata potete realizzarvi da soli i primi campioni di prova;

se invece siete alle prime armi, nessun problema, su internet è pieno di webstore che realizzano capi personalizzati, il segreto sta nello scegliere il più adatto a voi.

Evitate l’utilizzo di capi B&C o Fruit of the Loom che vi propongono i più grossi store come eshirt e publicarello, cercate di orientarvi su shop più piccoli ma che mostrino qualità più alta, noi vi consigliamo Audesworld, è lo store online di una grossa azienda italiana (Audes) che realizza abbigliamento personalizzato per grandi marchi e da poco ha creato la sua linea di neutro pronto per essere personalizzato, i prezzi non sono molto alti e potrete contare sui migliori stampatori e ricamatori per i vostri loghi, disegni.

Crea la tua pagina su Instagram, Facebook e Twitter per aggiornare i fan

Non sopravvalutare le potenzialità dei Social Network; certo sono un canale incredibile per veicolare le proprie idee ma devono essere utilizzati a dovere. Per la comunicazione ispiratevi ai grandi marchi già preesistenti; evitate soluzioni che vi facciano sembrare degli improvvisati e se non siete certi di poter utilizzare i social in maniera adeguata affidatevi ad un esperto, ci sono molte aziende (noi per esempio www.claque.it) che possono aiutarvi.

Realizza delle foto di qualità

La differenza tra la scelta di acquisto o abbandono di un cliente la fanno le fotografie.

Se non siete grandi fotografi cercate di utilizzare al meglio gli strumenti che vi offre la tecnologia (Un IPhone e Photoshop possono fare miracoli) oppure, se potete, affidatevi ad un fotografo professionista e utilizzate modelli di mestiere, la differenza tra uno shooting di qualità e uno shooting “casalingo” è la stessa che passa tra il successo e il fallimento.

 

Crea un sito internet con e-commerce o utilizza un marketplace

Pur avendo perso il 50% delle visite negli ultimi 4 anni in favore dei social network, i siti internet restano una realtà imprescindibile per veicolare un nuovo marchio di abbigliamento. Ormai è molto facile realizzare un sito di qualità autonomamente grazie a strumenti come WordPress e Magento, ma resta un processo che richiede molto tempo ed attenzione. Anche in questo caso se non siete convinti del risultato potete affidarvi ad un esperto (Claque con 500€ vi crea il sito con e-commerce e blog) oppure lasciar perdere il www e utilizzare un marketplace come Etsy che offre in pochi passi la creazione di un proprio negozio online  e vi permette di utilizzare i suoi canali per pubblicizzarvi. Oppure se nel punto 4 avete seguito il nostro consiglio di affidarvi a audesworld per realizzare i capi potete richiedergli gratuitamente uno spazio all’interno del loro stesso marketplace.

Segui la stagionalità della moda

“La moda ha le sue stagionalità che la stagione non conosce (semicit.)” come in altri settori, nell’abbigliamento esiste il concetto di stagionalità (Diviso in Primavera\Estate, Maggio-Settembre e Autunno\Inverno, Ottobre-Aprile), si può decidere di seguirla o di non farlo. Il nostro consiglio è quello di tenervi sempre al passo con le stagioni per essere diligenti nel presentare ogni 6 mesi nuovi modelli, colori o grafiche.

Convinci un influencer a parlare del tuo brand

La mania dei fashion blogger è ormai passata, nel 2015 non è più necessario scrivere di moda per indirizzare il mercato, è sufficiente essere un personaggio noto, meglio se di successo. Tutti noi abbiamo qualche amico (o conoscente) famoso (o presunto tale); cercate di convincerlo ad indossare i vostri capi e a farsi fare qualche foto da pubblicare sui social, spesso basterà regalargli un paio di magliette. È fondamentale trovare il modo di farsi conoscere su scale più ampie della propria schiera di amici Facebook, questa è senza dubbio la migliore.

Porta il tuo brand in fiera o in negozio

Se avete seguito i nostri primi nove consigli vi troverete con in mano un vero e proprio brand di abbigliamento in piena esplosione, a questo punto non sarà più abbastanza la vendita online, e sarà indispensabile portare il proprio mercato offline.

Per entrare in fiera o in un negozio di abbigliamento sarà necessario trovare uno Showroom multimarca che creda in voi. Potrebbe arrivare da solo grazie al vostro “Influencer”, oppure potrebbe essere necessario bussare per primi alla sua porta. Su internet potete trovare decine di showroom di abbigliamento che potrebbero credere in voi!

Preparate una valigetta con i vostri capi e andate a bussare alla loro porta, mostrategli i vostri campioni e elencategli i primi successi di vendita che avete realizzato online.

Se il brand sarà valido troverete rapidamente qualcuno disposto a credere in voi e in poco tempo sarete i proprietari di un vero marchio di abbigliamento di altissimo livello.

18

La fotografia ci aiuta a fermare il tempo ma uno scatto è l’immagine di un ricordo, catturare davvero il frammento di un attimo è arte. La dimostrazione ci arriva oggi dal giappone dove l’artista Matsueda Yuki ferma il tempo con le sue opere, cristallizza gli attimi come se da un momento all’altro potessero liberarsi e tornare ad essere eventi. L’effetto dinamico è incredibile, guardate voi stessi…

   
0

Popolo di naviganti ma non ancora di navigatori, ultima ruota del carrello online dell’Europa. Questo è il dato che emerge dalle ultime stime del Cgia di Mestre che dimostrano, come se ce ne fosse ancora bisogno, che anche nell’online l’Italia c’arriva dopo. Una persona su cinque ha difatti acquistato almeno un prodotto online nel 2013, la cifra è sconfortante soprattutto se confrontata con quella di altri paesi europei come Svezia e Gran Bretagna dove la percentuale si eleva fino al 75%. [progressbar value=”75″ bartype=”progress-bar-success” label=”Gran Bretagna”] [progressbar value=”47″ bartype=”progress-bar-info” label=”Media Europa”] [progressbar value=”20″ bartype=”progress-bar-danger” label=”Italia”] Le motivazioni sono di tipo culturale, l’Italiano preferisce il denaro contate alle carte di credito, ma anche di tipo sociale, è noto che nella scuola italiana l’insegnamento dell’informatica sia ancora una pratica diffusa poco e male mentre la old-generation non si è ancora abituata agli acquisti telematici.

Mentre l’Italia arranca, l’Europa mette il turbo

Nel nord Europa quattro consumatori su cinque acquistano online, per la maggior parte si tratta di abiti, strumenti elettronici e scarpe ma c’è un forte aumento anche rispetto ai generi alimentari. Le motivazioni sono di vario genere ma, a pari passo con la comodità dell’acquisto da casa, cresce la consapevolezza che su internet si risparmia; purtroppo questo trend, che nel sistema Italia aiuterebbe a forzare la crescita dei consumi, non trova seguito nella realtà di un Paese ancora distante anni luce dal sistema monetario elettronico (siamo al primo posto in europa come numero di abitanti senza un conto corrente bancario) e con il più alto tasso analfabetismo digitale del bacino mediterraneo.

è solo questione di tempo l’e-commerce sfonderà anche in Italia

Non stupisce comunque scoprire che negli ultimi 7 anni il commercio elettronico in italia è cresciuto del 10%, una cifra molto inferiore rispetto a quella degli altri paesi, Belgio +27%, Francia + 25%, Regno Unito +24% e di molto al di sotto la media europea che si assesta al 17%, ma non per questo tale da far calare le prospettive

”C’è l’Italia del commercio on line, che cresce in doppia cifra, e c’è l’Italia delle aziende decotte tenute in vita per disperazione“ afferma il giornalista Beniamino Pagliaro*

A questo si aggiunge la stima per il 2014 che prospetta un aumento del 25% nell’intero anno solare rispetto al precedente. Insomma le potenzialità dell’e-commerce in Italia ci sono ma restano ancora inesplorate; le prospettive di crescita andranno costantemente ritoccate e possiamo a ragion veduta pensare che questo sia il momento giusto per lanciarsi nella vendita online in attesa della definitiva affermazione anche in Italia.
0